La Casa del Pescatore

Casa-del-PescatoreNella marineria sambenedettese il cooperativismo, che ebbe durante i primissimi anni del ‘900 in don Francesco Sciocchetti il più convinto precursore e sostenitore, fallì nel corso del primo dopoguerra. I buoni propositi del “parroco del mare” svanirono nel giro di due decadi non per la mancanza di volontà o entusiasmi ma perché una serie di contingenze, di personalismi ed indifferenze decretò il fallimento della Cooperativa di Pescatori, anche e soprattutto per l’abbandono dello stesso don Sciocchetti, emigrato a San Francisco in California. La stessa sede della cooperativa, la “Casa dei Pescatori”, venne messa in vendita ed acquistata da Giacomo Perotti, uno dei soci, che al suo posto edificò la casa di famiglia dove poi suo figlio secondogenito, il dott. Giovanni Perotti, aprì la clinica omonima su via Luigi Dari.

Nel secondo dopoguerra, ed esattamente nel 1947, a San Benedetto del Tronto venne fondata la locale sezione della Federazione Nazionale Lavoratori della Pesca per la tutela dei diritti della principale categoria lavorativa della città, aderente alla Confederazione Generale Italiana del Lavoro. L’atto istitutivo, però, arrivò con atto del notaio Beniamino Passannante il 4 maggio 1948, definendo la natura della “Società Cooperativa a responsabilità limitata”, comunemente detta “Lega Pescatori”, con un capitale sociale di L. 34.000 interamente sottoscritto e versato, e che doveva avere una durata di 52 anni (fino al 31 dicembre del 2000, quindi!) rinnovabile con delibera del Consiglio di Amministrazione.

Organi della Società furono: l’Assemblea dei Soci, il Consiglio di Amministrazione costituito da 21 soci (Spina Romualdo di Tommaso, Ricci Vincenzo di Nicola, Palestini Pietro di Giuseppe, Del Zompo Vincenzo di Nazzareno, Guidotti Giuseppe fu Filippo, Pompei Giulio di Mario, Balloni Cesare di Giuseppe, Caselli Michele fu Domenico, Spazzafumo Roberto di Giuseppe, Caffarini Basso di Pietro, Palanca Nicola fu Giuseppe, Mosca Domenico di Giovanni, Piunti Luigi fu Pasquale, Guidi Nicola fu Giuseppe, Palestini Alberto di Domenico, Spina Ciriaco fu Ruggero, Pignati Nicola di Giuseppe, Silenzi Nazzareno di Nicola, Pompei Dante di Pasquale, Mazza Emidio di Giuseppe, Palanca Mario fu Luigi), il Collegio dei Sindaci (Re Leandro di Giuseppe, Guidotti Emidio fu Filippo, Massi Nazzareno di Salvatore, Pignati Federico di Amedeo, Pignati Cesare di Nicola, Di Cola Luigi fu Giuseppe, Silenzi Francesco fu Nazzareno; supplenti: Lacchè Nicola fu Teodoro e Rosetti Giuseppe di Pietro), il Collegio dei Probiviri (Fiscaletti Michele di Antonio, Capriotti Vincenzo di Luigi e Trevisani Giuseppe di Nazzareno). Presidente Romualdo Spina e segretario Michele Fiscaletti.

Con un proprio organo di informazione, denominato “Il Pescatore Sanbenedettese”, la nostra Lega Pescatori informava e sensibilizzava i lavoratori del mare circa le rivendicazioni del caso, soprattutto nei confronti della classe armatoriale. Il 3 marzo del 1947 venne organizzato un grande sciopero in favore dei marinai da parte di tutte le classi lavoratrici della provincia. Di contro gli armatori cercarono di screditare la Lega Pescatori colpendo e tentando di porre in condizioni di inferiorità il gruppo dirigente della stessa Lega, avvalendosi anche di presunte insinuazioni circa l’utilizzo dei fondi degli associati. Inevitabilmente, come è intuibile che potesse accadere, le due fazioni assunsero colore e contrapposizione politiche facendo, tra l’altro, tralasciare le rivendicazioni puramente economiche.

La Lega dei Pescatori sambenedettesi, ponendosi come sindacato di categoria ma anche come istituto di previdenza e mutuo soccorso, perseguì i propri obiettivi sotto il rivoluzionario motto “La Lega è la vita e la forza dei pescatori, ogni sfruttamento, ogni vincolo di oppressione inumana, potrà essere affrontato dalla forza unita di tutta la categoria”. Concretamente la società si proponeva di acquistare e distribuire ai soci derrate, merci e prodotti occorrenti all’economia domestica, di gestire locali di ritrovo, di noleggiare o acquistare motopescherecci, di promuovere il miglioramento delle condizioni di vita dei soci attraverso il lavoro e perseguendo la pace, l’elevazione culturale, fisica e professionale anche mediante un circolo ricreativo con biblioteca circolante.

Martedì 19 aprile 1949, dopo appena dieci mesi dalla richiesta di autorizzazione al Comune di San Benedetto del Tronto e appena sette dall’avvio dei lavori costati circa 20 milioni, venne inaugurata la “Casa del Pescatore” fortemente voluta da Michele Fiscaletti.

La cerimonia ebbe inizio alle ore 10 con la deposizione di corone per le vittime del mare al molo nord e con la benedizione impartita da don Costantino Calvaresi, parroco della Madonna della Marina, alla presenza del prefetto Vici, del sindaco Giorgini e di Maria Bucci, la madrina scelta per l’occasione. Dalla balconata del primo piano della Casa del Pescatore Marcello Luzi, segretario della Camera Mandamentale del Lavoro, presentò, facendole proprie, tutte le rivendicazioni della classe marinara quali la definitiva sistemazione del porto, la riduzione del costo del carburante, la costituzione di una compagnia portuale tra gli scaricatori del porto.

La “Casa del Pescatore”, opera del geometra Cesare Grifi (1905-1981), la prima del dopoguerra di tutti i maggiori centri costieri della penisola, venne realizzata dalla ditta “Novelli Domenico” (impianto elettrico ditta “Romandini Francesco”, impianto di riscaldamento Renzo Biagi, lavori idraulici Francesco Palestini, impianto Radio amplificatore Pacifico Carminucci, tinteggiatura ditta “Enrico Ferri”) grazie alla somma corrisposta dalla classe marinara sambenedettese senza speciali contributi governativi o altre forme di finanziamento. Questo tuttavia non impedì – anzi, forse, rafforzò – le polemiche di chi sosteneva che sarebbe stato più utile, a fronte dei danni di guerra, costruire case per i pescatori. Con la “Casa del Pescatore” i nostri marinai poterono così trovare conforto e riposo durante i brevi periodi di sosta lavorativa in un ampio e luminoso salone per le riunioni, in uno spaccio cooperativo e in una serie di servizi quali bagni, docce, barbieria, sale giochi, bar, biblioteca e sala di lettura, sala ritrovo, impianto telefonico. La Lega realizzò, successivamente, anche un servizio di assistenza medica, alternativo a quello offerto in modo insoddisfacente dalla Cassa Marittima al suo nascere.

Michele Fiscaletti, l’artefice

Figlio di Antonio e di Malvina Libbi, nacque a San Benedetto del Tronto il 7 giugno 1910. Michele discendeva da un’antica famiglia marinara sambenedettese, anche se suo padre Antonio era nato a Termoli perché lì i suoi nonni esercitavano la pesca. Iscritto al conservatorio “Gioacchino Rossini” di Pesaro, Michele dovette abbandonare gli studi per difficoltà economiche ma la musica fu sempre una sua grande passione. Marinaio palombaro, capitano di lungo corso, Michele fu in Africa durante il servizio militare.

Con il “Battaglione M. Giacinto”, dall’ottobre del 1940 al febbraio del 1943 fu a Valona, in Albania, con batterie antiaeree sulle alture costiere poste sopra la “valle della morte”. Dopo l’8 settembre fu catturato dai tedeschi ed inviato al campo di concentramento di Buchenwald dove riuscì a sopravvivere perché ebbe l’opportunità di cantare alcune opere in un xteatro improvvisato. Dato per disperso dalla Croce Rossa Internazionale, dopo la Liberazione e un lungo peregrinare riuscì a tornare a San Benedetto nell’agosto del 1945 con “addosso” soli 46 kg di peso. Insignito con due “Croci al merito di guerra” e due medaglie di bronzo, aveva aderito al PCI e dopo la Liberazione ne fu autorevole dirigente. Nella sua qualità di segretario fu la vera anima della Lega Pescatori sambenedettese, associata alla Cgil, detta anche “lega rossa”, promuovendo inoltre la pubblicazione del giornale “Il Pescatore Sanbenedettese”.

Nell’aprile del 1947 ideò a favore degli associati alla Lega una speciale polizza di assicurazione infortuni e malattie e aiutò sempre tutti adoperandosi per i diritti dei pescatori, degli sventurati rimasti vittima di infortuni e sciagure, ma anche nei confronti delle vittime di guerra.

Fu il vero artefice della “Casa del Pescatore” costruita sull’arenile in quello slargo che oggi è intitolato, non a caso, a Mons. Francesco Sciocchetti, indiscusso ispiratore del cooperativismo marinaro della nostra Città. I contrasti politici che lo videro protagonista iniziarono a manifestarsi già all’indomani della rottura dell’unità sindacale con le Acli (Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani), organizzazioni sindacali di ispirazione cattolica divenute per contrapposizione la “lega bianca”.

Dopo alcuni anni, nell’estate del 1949, Fiscaletti, rassegnate le dimissioni, fu sostituito nella sua funzione di segretario della Lega da Francesco Spazzafumo. Fiscaletti qualche tempo dopo passò alla socialdemocrazia ma non ebbe più spazio politico.

Negli ultimi anni di vita lavorò molto con la famiglia Trevisani, attiva nel settore ittico, ed ebbe un grande rammarico: non essere riuscito a portare a termine nella Lega alcuni progetti all’avanguardia per quei tempi. Morì a San Benedetto del Tronto il 4 maggio 1983.